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Tuesday, October 9, 2012

City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio? di Roberto Vacca


Allego mia analisi del grosso imbroglio perpetrato a Londra da banchieri
inglesi (soprattutto Barclays) per lucrare guadagni su derivati relativi a
tassi interesse.
Pare abbiano fatto fuori 70 miliardi di dollari -- i ns ladri regionali
hanno fregati molto meno: di loro parliamo molto.
Invece degli imbroglioni londinesi da luglio non se ne parla quasi più ----
ma a settembre il Commons Treasury Committee britannico dichiara che già dal
2010 loro avevano avvisato che non era bene nominare R Diamond
amministratore delegato di Barclays perché già allora  (con altri)
manipolava i tassi.
                L'ammontare dei derivati IRD manipolato dai banchieri UK era
di 300.000 miliardi di $ ----- cifra ardua da immaginare. Il totale
circolante dei derivati IRD a fine settembre era di 518.000   miliardi di $
ancora più ardui da immaginare.
Credo che la crisi non finirà presto.
teniamoci forte
best

 City di Londra – appropriazione indebita, aggiotaggio? di Roberto Vacca

Nel delizioso film The Ladykillers (1955) (mal tradotto come “La Signora Omicidi”), Alec Guinness e Peter Sellers organizzano una rapina in banca. Sono pensionanti a casa di una vecchietta e si fanno passare per musicisti. Incontrano inciampi di ogni tipo e non si possono godere il grosso malloppo in banconote. Lo danno alla vecchietta che si stupisce. La tranquillizzano: “Sa che in banca girano milioni di pagamenti. Spesso su ciascuno avanzano alcuni penny che non servono a nessuno. Si sommano e costituiscono una bella somma  di cui non si sa che cosa fare. La diamo a lei: sono solo tanti centesimini messi insieme.”
Devono aver meditato questa storia parecchi banchieri inglesi che, a forza di penny, hanno fatto fuori molti miliardi. Se ne è parlato poco, specie in Italia, ove sentiamo frequenti, orride notizie di concussioni e appropriazioni indebite (da parte di pubblici ufficiali) e aggiotaggi commessi da finanzieri, [L’aggiotaggio è il reato di chi specula su variazioni del prezzo di titoli o merci, valendosi di informazioni riservate o divulgando notizie false.]
Faccendieri o cassieri di partiti si sarebbero appropriati di decine o centinaia di milioni di euro. Non ho trovato una stima dell’ammontare totale di queste ruberie. Azzardo a valutarle in alcuni miliardi di Euro. La Corte dei Conti ha valutato che, se non ci fosse stata evasione fiscale, il debito pubblico sarebbe ora  il 76% del PIL invece del 120%. Ammonterebbe a 1200 miliardi di euro (G€) invece che a 1880 G€. Questi 680 miliardi e quelli rubati gridano vendetta. Però reati gravi sono stati commessi dai grossi banchieri inglesi cui accennavo sopra. Avevo previsto “manovre pilotate da speculatori” nel mio libro su come salvare il prossimo decennio nel  Gennaio 2011: riporto in calce il mio articolo del Maggio scorso in cui ne cito passi rilevanti e racconto cosa siano gli IRD, Interest Rate Derivatives. Ecco la storia.
Il LIBOR  (London InterBank Offered Rate) viene fissato dalla BBA (British Bankers Association) in base a dati forniti da 18 banche inglesi. Si escludono i 4 valori più alti e i 4 valori più bassi e si calcola il tasso medio sui 10 restanti. Il valore di questo tasso medio determina fra i vari derivati (IRD) che hanno per sottostante tassi di interesse quali salgono di valore e quali scendono. Il circolante di questi IRD a fine Settembre 2012 era salito a 518.000 miliardi di dollari (T$). Di questi pare che 300.000 miliardi di dollari siano influenzati proprio dalle decisioni della BBA sul LIBOR. Se i banchieri che fissano il LIBOR intanto speculano su quel tasso, sanno in anticipo quello che fisseranno in avvenire. Quindi scommettono sul sicuro e incassano profitti indebiti percentualmente piccoli, ma proporzionali alle gigantesche somme totali citate.
Nel Luglio 2012 il Financial Times scriveva che i banchieri avevano manipolato il LIBOR e la Federal Reserve Bank USA li accusava di collusione e menzogna. La banca accusata di essere responsabile delle più forti manipolazioni era la Barclay’s. Ai primi di Luglio 2012, Marcus Agius, il presidente della banca, dava le dimissioni. Doveva tornare al suo posto due giorni dopo per occuparsi di trovare un successore  all’amministratore delegato Bob Diamond, dimissionario in seguito alle accuse di essere il maggiore responsabile elle manipolazioni, sebbene fosse molto stimato per aver innalzato turnover e profitti della banca. Anche J. del Missier, direttore generale di Barclay’s,  dava le dimissioni in conseguenza dello scandalo. Diamond dichiarava di rinunciare al suo bonus annuale, ma si veniva a sapere che dal 2007 al 2011 aveva incassato 186 milioni di dollari fra stupendi e premi. Dopo le dimissioni, Diamond si ritirava dal comitato organizzatore di una cena  per finanziare (25.000 dollari a piatto) la campagna di Mitt Romney
Barclay’s veniva multata dalla Financial Service Authority britannica e dal Department of Justice americano per 453 milioni di dollari per le manipolazioni effettuate. Non è chiaro l’ammontare del ricavato dalle manipolazioni perpetrate da Barclays ed altri. Se ne trovano in rete valutazioni molto diverse fra loro Jamie Doward (The Observer del 30/6/2012) riporta  la cifra di 45 miliardi di sterline equivalenti a 70 miliardi di dollari. In questo caso la multa citata ne rappresenterebbe solo i 2/3 dell’uno per cento. La punizione e le dimissioni del top management di Barclays sembrano nettamente inadeguate.
Curiosamente da oltre due mesi dello scandalo non si parla e non si scrive più. Il 19 settembre il Commons Treasury Committee britannico sottolineava che già il 15  settembre 2010 aveva espresso ufficialmente  la propria opinione che Bob Diamond fosse inaccettabile alla guida della Barclays  proprio perché implicato nelle manipolazioni sul LIBOR.
Temo che le cifre che ho citato siano incerte: non sono il risultato di una inchiesta, ma soltanto stime. Sembrano nettamente più grosse di quelle dei scandali italiani. Quei banchieri britannici (li immaginiamo con bombetta e ombrello?) non avevano pensato male di prelevare centesimini: 70 miliardi su 300.000 fanno solo un terzo dell’uno per mille. Gli è andata anche bene per qualche anno. Poi, almeno alcuni, sono stati smascherati – e trattati con indulgenza eccessiva. Quis custodiet custodes?

*      *      *

Derivati di Damocle – 13 Maggio 2012
I giornali di oggi titolano tragicamente “Boom dei derivati valgono 14 volte le Borse”. È vero: il problema esiste, ma il rischio era ben noto. Lo avevo spiegato oltre un anno fa nel mio libri SALVARE IL PROSSIMO DECENNIO (Garzanti, 2011). Ne riporto qui una pagina in cui scrivevo che alla fine del 2010 il livello degli IRD era  450 trilioni di $ = 32 volte il PIL degli USA. Non ci dovrebbe stupire che dopo un anno e ½ sia cresciuto a 504 T$ (36 volte il PIL degli USA. Dovremmo stupirci che le regole severe sul funzionamento delle banche non siano state ancora imposte.
Estratto dal Capitolo 8 di “Salvare il Prossimo Decennio”, di R. Vacca
“Sorge il dubbio se gli esperti esistano davvero in economia. Tranne rare voci (come quella di N. Roubini), nessuno previde la crisi economica del 2008 e nemmeno suggerì come evitarla. A posteriori, le cause sono state: rilassamento di regole e controlli USA su banche e istituti finanziari. Sono stati emessi titoli estremamente speculativi supportati da garanzie immaginarie e bilanci falsi per giustificare bonus ridicolmente alti dei vertici manageriali. La struttura dei derivati spesso è instabile, o perversa. Nel mio “Patatrac – la crisi: Perché? Fino a quando?” (Garzanti 2009) definisco i derivati e ne spiego i meccanismi. Nello stesso testo indico il livello altissimo del circolante dei Credit Default Swaps:  (55 T$ = quattro volte il PIL USA) che, insieme a perdite, frodi, crediti irrecuperabili etc., mostrava che la crisi sarà lunga. Ricordavo quanto sia implausibile che l’andamento di titoli basati su mutui contratti da squattrinati, produca lauti utili incassati da ricconi. Ora il livello dei CDS è diminuito.
Cresce smisuratamente il volume dei derivati basati sui tassi di interesse (Interest Rates Derivatives - IRD) – vedi tabella seguente.
Anno
IRD in T$
CDS  in T$
2001
  69,2
    0,9
2002
101,3
    2,2
2003
142,3
    3,8
2004
183,6
    8,4
2005
213,2
  17,1
2006
285,7
  34,4
2007
382,3
  62,2
2008
403,1
  38,6
2009
427
  30,4
2010
449
  30
  1 T$ = 1 Teradollaro (detto anche trilione di dollari) = 1012 $
  Fonte: ISDA, International Swaps and Derivatives Association, Inc.

Il sottostante di un derivato basato su tassi di interesse è il diritto a pagare o a ricevere una certa somma di denaro a un dato tasso di interesse. Pare che la maggioranza (80%) tra le 500 maggiori aziende del mondo  si serva di questi derivati per controllare il proprio flusso di cassa. Il volume totale degli IRD alla fine del 2009 era di 449 T$ – circa 32 volte il prodotto interno lordo USA!
In effetti questo impiego é un’assicurazione contro tassi di interesse eccessivi e consegue – talora -  una riduzione dei tassi pagati. Questi strumenti vengono talora presentati come scevri da ogni rischio – ma non è così. Esistono IRD più sofisticati il cui valore è funzione non soltanto del livello corrente di un indice (come, ad esempio, il LIBOR – London InterBank Offered Rate), ma anche dei valori passati dell’indice e dei valori e andamenti passati propri, cioè dello stesso IRD. In quest’ultimo caso il titolo, o strumento, si chiama Snowball (= palla di neve) e tenderà a ripetere amplificate o attenuate le proprie  vicissitudini precedenti. Esistono molte altre varianti degli IRD. Ad esempio, le clausole dette “bermudiane”, a certe date fisse, permettono all’istituto emittente o all’acquirente di interrompere il rapporto a certe condizioni prestabilite. Le strategie più convenienti per gestire un IRD possono solo essere arguite in base all’impiego di modelli matematici probabilistici: ne sono disponibili parecchi aventi caratteristiche diverse. Per orientarsi su questo terreno, occorre aver raggiunto un alto livello di professionalità. È raro che un investitore o l’amministratore di un’azienda riesca a innalzare adeguatamente le proprie competenze e a prevedere i rischi che sta correndo. I livelli dei tassi di interesse sono stabiliti da leggi nazionali e da accordi internazionali. Oltre a questi è pensabile che si possano sviluppare manovre pilotate da speculatori, data la citata enorme mole delle risorse coinvolte.”

Monday, October 8, 2012

REPOST: Telecom Italia e l'Informatica italiana ad un passo dal baratro CINA ?

Riposto con le nuove notizie di BBC
Espionage fears
Huawei was started by Ren Zhengfei, a former member of the People's Liberation Army, in 1987.
As the firm has grown to become one of the largest global players in the sector, fears about its ties with the Chinese military have frequently surfaced.
There have been concerns and allegations that it was helping China gather information on foreign states and companies, charges that the firm has denied.
Last year, its purchase of American computer company 3Leaf systems, was rejected by a US security panel.
Earlier this year, it along with ZTE, faced allegations that some of their equipment had been installed with codes to relay sensitive information back to China.
Senior executives from the two companies denied those allegations when they appeared before US lawmakers in September.

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In sintesi:
Ci sono delle voci che affermano che il colosso Cinese Huawei che sta inaugurando in questi giorni in Italia affari di dimensione enorme sia in realta un'organismo militare e attenti alla sicurezza dell'occidente.


"Si sieda prego, questo colloquio di lavoro avverrà per teleconferenza con due persone in altri paesi. Il video è spento sento delle voci. La ragazza parla in cinese. Poi sento ( a malapena) qualcuno dire qualcosa in Inglese.
Nessuna presentazione dei miei interlocutori, nessuna presentazione della azienda che mi vuole assumere. Mi dicono di presentarmi, cosa che faccio, dopo un po mi fermo per sapere cosa ne pensano.
Mi dicono che  vogliono che parlo dei progetti a cui ho lavorato. Lo faccio. Mi dicono di fornire dettagli, di parlare del progetto Telecom Italia cosa che faccio. Mi dicono che non sono interessati a questo vogliono sapere i dettagli. Quali? mi dicono i dettagli sui sistemi di sicurezza informatica. Dico che non posso rispondere a questa domanda, cerco di riprendere il filo di questo colloquio di lavoro che mi ero augurato positivo. Mi interrompono Vogliono i dettagli di "Telefonica"Non rispondo. Mi dicono che non sono la persona giusta mi chiameranno per altri lavori.
Esco, stordito.
Poi ci penso bene e comincio a capire qualcosa. Poi guardo su internet e vedo. E sono qui a scrivere.
Certo puo essere la mia solita mania di vedere sempre cose strane chissa.
Potete seguire la discussione qui : NoMoreLies

Security Fear Kills Huawei Bid in U.S. - WSJ.com
The Defense Department wouldn't discuss Huawei or ZTE, but in a statement said, "DoD is very concerned about China's emerging cyber capabilities and any potential vulnerability within or threat to DoD networks."
CHINA’S EXPANSION INTO AND U.S.WITHDRAWAL FROM ARGENTINA’S TELECOMMUNICATIONS AND SPACE INDUSTRIES AND THE I MPLICATIONS FOR U.S. NATIONAL SECURITY by Janie Hulse – Una REAL Historia de espionaje con ramificacion politica argenti na | TechnologyNews
CHINA’S EXPANSION INTO AND U.S.WITHDRAWAL FROM ARGENTINA’S TELECOMMUNICATIONS AND SPACE INDUSTRIES AND THE I MPLICATIONS FOR U.S. NATIONAL SECURITY by Janie Hulse – Una REAL Historia de espionaje con ramificacion politica argenti na December 10, 2011 | Filed underLatest | Posted by admin inShare [themselves for success in strategic industries of developing economies. Over the next 10 years, the International Monetary Fund (IMF) predicts the pace of growth from emerging economies to be double that of developed nations. Chinese companies doing business outside of China are mostly state-owned enterprises (SOEs) that are provided government incentives to penetrate strategic industries in the developing world. Unlike purely profit seeking U.S. companies, Chinese SOEs, cushioned by generous lines of credit, are not averse to entering into uneconomical deals. They tend to be driven less by market and profit considerations and more by their government’s strategy to establish strategic footholds and lock up resources.2 The growing importance of developing economies is especially evident in today’s telecommunications industry. Mobile phone markets are saturated in developed countries but growing strongly in developing nations. The British arm of Gartner Group, an international telecommunications research firm, recommended that mobile-handset manufacturers worldwide should be looking to emerging markets for the bulk of their sales in the near future. While there is concern that this will not translate directly into high profits, Gartner reported that mobile phone sales worldwide will reach 1 billion units by 2009.3 Chinese companies are strategically focusing their foreign investments in these growing markets. Relative to other developing markets in Latin America, Argentina has a robust telecommunications sector. It is second only to Chile in the region for cellular phone penetration and ranks in third place for fixed line penetration after Puerto Rico and Uruguay.4 Argentina has a population of about 38 million, with more than 32 million cellular phones and nearly 9 million fixed telephone lines in service.5 Internet is the fastest growing telecommunications technology in the country.6 Data from 2006 reveal more than 13 million internet users in Argentina, which represents 34 percent of the population.7 Argentina has the third largest population of internet users in Latin America and is one of the four main broadband leaders in the region along with Brazil, Chile, and Mexico. Projections from December 2005 estimate a 100 percent annual growth of broadband access.8 With increasing internet access, Argentina is quickly becoming more reliant upon Internet Protocol (IP) communications. Considered an early adaptor of new technologies, the Argentine communications market will continue to experience significant IP expansion as more businesses harness the potential of IP networks. Even though it is still a nascent technology in the country, a recent survey by Prince and Cooke of the top 130 companies showed that the adoption of IP telephony had already reached 20 percent by mid-2005, from a mere 5 percent penetration in 2004. Argentina is the leader in the adoption of IP telephony in the region followed by Chile.9 Moreover, Argentina is following the world trend of converging telecommunications services over one multiservice network. This will leave behind the outdated switching systems of the early 1990s.10 Argentina’s telecommunications sector went through dramatic change in the 1990s as it was gradually privatized from an inefficient state-run sector. A period of growth and modernization in the sector started with the privatization of the state-owned telephone company ENTEL in 1990. Basic telecommunications services were privatized by splitting Entel in half and creating two monopolies—one in the north of the country owned by Telecom (French Telecom and a Telecom Italia Consortium) and one in the south owned by Spain’s Telefónica. After 10 years of gradual change, the market was fully liberalized in November 2000. Deregulation has opened up the market and created fierce competition for new customers and new service niches. New market entrants struggle against the advantages of strong, already established players.11 The Argentine telecommunications sector has shown significant investments and growth since 2004 after a period of contraction that began with the country’s recession and financial crisis of 2000-02. The sector grew 20 percent in 2005 and 19.5 percent in 2006. Total sector revenues, including equipment and services, reached U.S. Dollars (USD) $5.1 billion in 2005 and USD $6.1 billion in 2006, surpassing pre-crisis levels. The market is expected to continue growing by 20 percent in 2007 and 19 percent in 2008.12 The Chinese Enter Argentine Telecommunications. There is substantial international interest in Argentina’s telecommunications industry owing largely to deregulation, increasingly modern infrastructure, and several years of solid growth. The Chinese have managed to compete in this burgeoning market despite economic setbacks and competition by larger, more established companies. When Argentina’s financial crisis hit in 2002, China quickly seized the chance to increase its stake in the country as U.S. investment declined by nearly half. During this economically tumultuous period, the Chinese made inroads into Argentina’s telecommunications sector. Two Chinese telecommunications companies, in particular Huawei and ZTE, quickly established a niche supplying hightech telephony suitable for rural and lesser developed regions. These areas proved more penetrable as the two dominant telecommunications companies in Argentina—Telefónica and Telecom—operate mostly in populated urban areas. Five years after the crisis, Huawei and ZTE are established as important equipment suppliers in the Argentine market. It is likely that their presence in the market will grow, and that they will upgrade their service offerings to include networks as they have done in other South American countries. In August 2006, for example, Brazil’s Vivo, the biggest mobile telecommunications operator in the southern hemisphere, chose Huawei as the key supplier of the largest new GSM network in Latin America.13 Huawei arrived to Argentine in 2001 in the midst of the economic crisis and by 2004 was bringing in revenues of USD $14 million. It has since replaced traditional equipment providers like Alcatel and Siemens in the Argentine market, thanks to its aggressive commercial approach and low prices. Recently, Huawei invested in a new plant in Buenos Aires Province aiming to produce 100,000-400,000 wireless handsets per year for sale throughout Latin America. Their Code Division Multiple Access (CDMA) 450 Mhz equipment is apt for long signal ranges in rural areas. As of September 2005, Huawei’s telephone assembly takes place in a former barracks at a military base in City Bell near La Plata, the capital of Buenos Aires Province. Huawei supplies the funds and the technology, and local telecom cooperatives manufacture the equipment. The property was ceded to the local cooperatives by the Argentine Secretary of Communication. Part of the property is still used by the Army’s Communication Battalion 601. Huawei invested USD $1 million to refurbish the military facilities for its use. Huawei’s agreement with the local cooperatives allows it to keep 35 percent of the manufacturing facilities after 36 months.14 Chinese company ZTE, Huawei’s direct competitor, has also successfully penetrated the Argentine telecommunications market. ZTE has been heavily involved with setting up a “wireless corridor” between El Calafate and Perito Moreno in Argentina’s Patagonia region.15 Working alongside a local cooperative, ZTE has provided the technology for the necessary installations free of charge.16 According to press reports, ZTE has offered similar pro-bono work to several other local governments throughout Argentina including López Camelo, Villa Gesell, and Río Turbio. Huawei had also offered to donate equipment to the Calafate project, but there was no need for the local cooperative to accept its offer as it already possessed equipment donated directly by the Chinese government.17 During Argentine President Néstor Kirchner’s 2004 visit to China, the Chinese government donated a network of fixed cellular rural telephony for Calafate, providing wireless connections within a 50 kilometer radius of a fixed station and reducing the cost of telephone service in rural areas.18 Huawei and ZTE are China’s two largest telecommunications equipment and service suppliers. They are capable of providing end-to-end solutions to telecommunications carriers, and they have built broad product portfolios. Both companies are based in China’s Shenzhen region, one of the country’s “Special Economic Zones” that provide tax incentives for companies. Huawei and ZTE have both successfully competed against dominant multinational players in China’s domestic market and are now expanding internationally by targeting underdeveloped, pricesensitive markets often skipped by major western brands. Norson Telecom Consulting analyst Dave Carini said that since ZTE and Huawei were little known in western countries, developing markets offered the best opportunity for overseas expansion. ZTE and Huawei equipment typically costs 30 to 40 percent less than similar gear sold by western suppliers, who are reluctant to see their margins eroded by price cuts. ZTE and Huawei are quickly gaining a reputation as world-class suppliers and are up-and-coming players in the international marketplace. Huawei, a private company, was established in Shezhen in 1987 with registered capital of only USD $27,000. Now the company has total revenues of over USD $6 billion. Since its founding, Huawei has grown quickly and now employs 30,000 people worldwide. It is expanding internationally at an accelerated rate with 65 percent of sales now emanating from overseas markets. Huawei’s overseas sales increased from USD $50 million in 1999 to USD $5 billion in 2005, a hundred-fold growth within 6 years. Huawei has established over 85 overseas branches, research centers and factories, and has deployed wireless terminal technologies in over 100 countries, providing services for roughly 1 billion customers.19 In 2004, Huawei had revenues of 2 billion in Latin America alone, where it now has offices in 13 countries. As mentioned, VIVO, the largest mobile operator in the region, adopted Huawei’s EnerG Group Special Mobile (GSM) solutions in 2006 to build South America’s biggest mobile network along Brazil’s developed coastal states, including Rio de Janeiro, Espírito Santo, Paraná, Rio Grande do Sul, and Santa Caterina.20 In mid-2006, Huawei was also awarded a Next Generation Network (NGN) transformation contract worth more than USD $50 million with CANTV, the leading provider of telecommunications services in Venezuela.21 Less than half a year later, in an effort to nationalize the strategic industry, the Venezuelan government bought New York-based Verizon’s 28.5 percent stake in CANTV for USD $572 million.22 Venezuela is opening up its telecommunications market to China as it shuts U.S. companies out. Much of Huawei’s overseas success is attributed to the company penetrating rural, developing world markets. Huawei is the number one producer of CDMA 450 Mgz rural telephony and holds 67 percent of the world market share of the technology. According to Li Cheng, Visiting Fellow at the John L. Thornton China Center of the Brookings Institution in Washington, DC, Huawei’s leadership has been inspired by Mao’s ideas of “occupying the country-side first in order to encircle the cities.”23 Indeed, Huawei got its start in China by targeting markets in small cities and towns in remote provinces, areas to which multinational companies did not even bother to seek access.24 The company has moved up the value-chain in its product and service provision in China and is now following the same successful formula overseas. Huawei’s success is also attributed to support it receives from the Chinese government, particularly the People’s Liberation Army (PLA). Huawei’s chief executive and one of the seven founders, Ren Zhengfie, spent 10 years in the PLA, and Huawei is reported to have installed switches and other telecommunications equipment linking military bases across China in 2000. The company plays down the role of the government and the military in its contracts, yet Huawei receives state support in the form of tax privileges and statesponsored credit because it has been designated a “national champion” of new technology. For example, the company was awarded a massive financing agreement from the state-controlled China Development Bank in December 2004. The agreement establishes a USD $10 billion credit facility for Huawei and its customers, acting as a government-backed guarantee on international expansion.25 An unclassified Canadian intelligence report26 labels Huawei a civilian defense enterprise that grew over the years through PLA tutelage. In the 1980s, in order to increase funds for the military, the Chinese army was allowed to enter into profit-making businesses under favorable tax and investment rules. By the mid-1990s, the so-called PLA Inc. included over 20,000 companies in areas such as agribusiness, electronics, tourism, and telecommunications. In 1998, government leadership ordered the PLA to divest itself of its profit-oriented businesses because of concerns about corruption. The PLA has not, however, completely withdrawn from the economy nor have the divested firms completely severed ties with the PLA. According to the report, Huawei is one of many private companies involved in defense production. The same Canadian intelligence report claims that Huawei has offices in rogue states like Cuba and Iran and accuses the Chinese company of having aided the Taliban and Saddam Hussein’s regime. In 2001, its Indian subsidiary was blamed for tailoring a commercial order for the Taliban in Afghanistan. Also in 2001, Huawei allegedly supplied Iraq with fiber optics to link its radar and anti-aircraft systems.27 Huawei denied these accusations and explained that its equipment was found in Iraq because it had won a tender under the United Nations (UN) Oil-for Food Program to build a GSM network, but gave up on the project.28 The Indian government has been evaluating the risks of exposing strategic telecommunications networks to Huawei for fear that China could attack India’s communications networks should relations between the countries deteriorate. The license in dispute would allow Huawei’s India subsidiary, Huawei Technologies India, to bid for installation and maintenance work, among other types of telecommunications projects.29 According to a Times of India article in August 2005, the dilemma facing the government involved a choice “between cheap Chinese equipment and national security.” The Indian defense ministry stated, “In view of China’s focus on cyber warfare, there is a risk of exposing our strategic telecom network to the Chinese.” India’s security agency expressed “reservations regarding the company’s links with the Chinese military and intelligence establishment, their clandestine operations in Iraq and Taliban-ruled Afghanistan, and their close ties with the Pakistan army.”30 Another more provocative press article in September 2006 warned India against “sleeping with the enemy.” It highlights the PLA’s recent modernization efforts, which have included “the wholesale shift to digital, secure communications via fiber optic cable, satellite, microwave, and encrypted high frequency radio.” This military shift was made possible by what Rand calls the “digital triangle,” an alliance among China’s booming IT companies, state research and development corporations, and the military. Under the triangle, Chinese companies are called “national champions.” They are allowed generous lines of credit from state banks and funding and staff from the military and state research institutions. The PLA is the most favored customer for the high technology made by the “national champions” like Huawei.31 ZTE, a publicly listed company, was founded in 1985 in Shenzhen by a handful of state-owned companies affiliated with the Chinese Ministry of Aerospace Industry. ZTE became a publicly listed company in 1997 and has gained credit from analysts and customers alike for being more transparent than the privately held Huawei. Nonetheless, despite its listing, the Chinese government still owns a big portion of ZTE’s shares.32 ZTE is already China’s second-biggest telecommunications equipment vendor, after rival Huawei, and China’s largest listed telecommunications solutions provider. The company has grown along with China’s big phone companies, which are ZTE’s top customers. ZTE’s revenue reached USD $2.68 billion in 2005. More than 25 percent of ZTE’s business comes from international markets, and the company is actively focused on expanding overseas sales. ZTE expects that more than 50 percent of its revenue will come from the international market by 2008. ZTE has been successful in the Asian and African markets and is now making inroads into Latin America where its revenues reached USD $400 million in 2005.33 In May 2004, ZTE signed a USD $100 million contract to supply CDMA handsets to Vivo in Brazil. The Chinese company, like its rival Huawei, has focused energies on rural areas in the Latin American market where big multinationals dominate the populous urban areas. ZTE’s Chief Executive officer (CEO), Yin Yimin, says the company is able to prevail over bigger competitors in developing markets because its home base in China gives it a better understanding of how to operate in developing countries. According to Business Week Online, Yimin is one of a new breed of bosses within China’s state-owned enterprises. “He is keenly aware of how competitive the industry is, doesn’t take state support for granted, and thinks about business as a constant battle.”34 Both Huawei and ZTE are making their mark in the world’s telecommunications industry, with the former raising alarm bells for its connection with the PLA. Both companies benefit from China’s increasing supply of highly skilled, cheap labor and the world’s—especially the developing world’s—hunger for reasonably priced high-quality technology. The companies are also able to leverage their experience in China’s expansive developing world market in other emerging markets. Andrew Chetham, an analyst with Gartner Inc. in Hong Kong, believes Huawei and ZTE could potentially change the structure of the telecommunications industry. He said, “In 5 years’ time, western companies [won’t be able to] keep up with their research and development spending because of their low-cost advantage.”35 In fact, some analysts believe that the recent merger and acquisition deals between Ericsson and Marconi, Alcatel and Lucent, and Nokia and Siemens were at least partly designed to fight off competition from Huawei and ZTE.36 Part of Huawei and ZTE’s successful international expansion is owed to their aggressive approach to business. In Argentina, their style has been described as ruthless. They are known to bribe and “trap” clients. They frequently offer Argentine clients and prospective clients full-paid trips to China. Upon arrival, it is alleged that they are presented with an envelope containing a significant amount of cash. Industry analyst Carlos Blanco disclosed one known case where, after a day of sightseeing, the Chinese left photos of their guests taken while touring in their hotel rooms. According to Blanco, such behavior is frowned upon by Argentine businessmen and is seen as a form of extortion.37 Blanco views Huawei as the more ruthless of the two companies. He explains that Huawei is known for its cunning tactics of roping in clients. It often lends its equipment for trial periods, but if the prospective client does not wish to make a purchase after the trial, the Chinese company backtracks, claiming that it must charge for the use of the equipment. Uruguay’s state telephone operator ANTEL purportedly fell into this trap. Huawei had offered ANTEL a 1-year trial of third generation telephone radios. After the trial period, ANTEL dragged its feet about purchasing the expensive, high-tech equipment, but Huawei insisted. ANTEL bought the equipment even though the marketplace did not warrant it.38 While they are the dominant players, Huawei and ZTE are not the only Chinese companies in Argentina’s telecommunications sector. Hutchison Whampoa Limited, a Hong-Kong based holding company rumored to have ties to Chinese leadership and the PLA, also has a stake in the market. Hutchinson’s diverse array of holdings include, but are not limited to, the world’s biggest port operators, retailers, property development and infrastructure companies, and telecommunications operators. Hutchinson operates telecommunications businesses in Europe, Hong Kong, and various emerging markets. The conglomerate has been particularly successful in India where it owns 67 percent of the mobile phone business.39 In Argentina, Hutchinson operates a telecommunications network called “Port-hable” in the western part of Buenos Aires Province. It is a fixed line service but acts as a mobile service as customers can receive the signal outside of their homes. Hutchinson has about 70,000 users in Argentina. It wants a license to expand into the mobile market, but the Argentine Communications Secretariat denied its petition in January 2006. The government favored a local Argentine cooperative for the space.40 Hutchinson, which has raised concern among U.S. politicians for its operation of strategic ports at each end of the Panama Canal, also runs a state-of-the-art container terminal in the Port of Buenos Aires.41 The two big telecommunications monopolies in Argentina—Telefónica and Telecom—are contributing to the rise of Chinese telecommunications companies. Both companies buy equipment from Huawei and ZTE, and both have other deepening ties with China. In July 2005, Telefónica International broke into China’s state-run telecommunications sector by agreeing to pay USD $290 million for 2.99 percent stake in China Netcom, China’s second-largest fixed-line operator. In September 2005, the company bought another 2.01 percent for USD $242 million, lifting its stake to the maximum 5 percent and qualifying for a seat on the board.42 While the transaction was carried out by Telefónica Spain, according to a journalist at Xinhau news agency in Buenos Aires, the investment funds were provided by Telefónica Argentina. Netcom and Telefónica are expected to cooperate on equipment purchasing, research and development, marketing, and business strategies.43 According to industry analyst Carlos Blanco, it was the Chinese company who sought out the partnership with Telefónica. China Netcom is interested in extending its geographical operations of fixed and mobile services.44 Also, it is rumored that Telefónica is strategically aligning itself with the Chinese so as to beat out potential competition. Telecom Argentina also has developed close ties with the Chinese. The Werthein family, which together with Telecom Italia owns over 50 percent of Telecom Argentina, was one of the first in Argentina to do business with the Chinese beginning in the 1970s. Since then, they have maintained good relations with the Chinese. In fact, the patriarch of the family, Julio Werthein, is the current President of the Argentine- China Chamber of Commerce.45 Now deregulated, Argentina’s telecommunications sector is undergoing continuous change associated with increased competition, mergers, acquisitions, and shifting strategic alliances. New entrants like Chinese companies Huawei and ZTE have faired well and are even beating out more experienced competitors for market share. They have also garnered the support of the market’s dominant players—Telefónica and Telecom— which now buy their equipment. Beyond Huawei and ZTE, Telefónica and Telecom continue to strengthen ties with the Chinese. Positive market conditions and good relationships are helping the Chinese succeed as equipment suppliers and increasingly as network providers in Argentina and elsewhere in Latin America. While viewed as competent and successful, these largely state-owned companies’ past dealings, motivations, and business practices are increasingly called into question. China Enters Argentine Space Operations. China has been pushing for increased international space cooperation and is looking to expand its share of the international market for satellite launches and other space services. Jin Zhuanglong, Deputy Director of the Commission of Science, Technology, and Industry for National Defense, speaking at an international conference on the space industry in Beijing in August 2006, mentioned that China will strengthen cooperation in the international space community with the aim of achieving “the peaceful development of outer space.” China has already signed 16 agreements with 13 governments and organizations, and established space industry cooperation with more than 40 countries and international bodies. Specifically, China is looking to further cooperation with European and South American countries.46 Argentina and most other Latin American countries have historically relied on cooperation with the United States to support their space programs. Argentina opened the door to increased space cooperation in 1991 when it created the Argentine National Commission on Space Activities (CONAE). Its first cooperative efforts were with the U.S. National Aeronautics and Space Administration (NASA). The same year CONAE was created, it signed an agreement with NASA for the promotion of civilian space research and cooperation. (An agreement extending the 1991 agreement was signed in 1996.) Since then, cooperative activities have included scientific exchanges, the launching by NASA of Argentine scientific satellites, and a 1997 U.S.-Argentine space conference hosted by CONAE and NASA. In addition, the U.S. and Argentina have worked closely on the Gemini and Auger projects, two multinational space programs.47 In 2000, the United States assisted Argentina in launching its first Earth orbiting SAC-C satellite. The project was a collaborative effort between Argentina, the United States, Brazil, Denmark, France, and Italy. The satellite was launched from Vandenberg Air Force Base in California.48 Moreover, CONAE and NASA are currently collaborating on the SAC-D/Aquarius satellite, under construction by the Argentine hightech firm INVAP, which is scheduled for launch in 2008.49 U.S. private companies have also played a role in the development of Argentina’s satellite program. For example, General Electric Capital Corporation (GE), later to be acquired by SES Global and become SES Americom, was one of the early investors, with 28 percent of shares in Nahuelsat, a private company created to operate satellite communications systems in orbital positions assigned to Argentina. In the last few years, China has pushed to become a player in Argentina’s space and satellite industry as well. During President Hu Jintao’s visit to Argentina in November 2004, the countries signed a Framework Agreement on “Technology Cooperation in the Peaceful Use of Outer Space.” According to the agreement, the Chinese government is willing to provide the Argentine government with commercial launch services, satellite components, and communication satellite platforms. The Argentine government is taking advantage of this offer so as to launch a satellite in the commercially valuable 81 degrees longitude slot, which allows for observation of all the Americas. The 81 degrees slot was allotted to the Argentine government by the International Telecommunications Union (ITU) in 1998. It occupies a strategic orbital position 36,000 kilometers above the equator, with a reach to North America, including all of the United States and the southern part of Canada. To date, the government has been unable to launch a satellite into the slot. The Argentine government had originally commissioned the work to Nahuelsat, but financial issues impeded its success in filling the 81 degrees slot. There is pressure mounting for the Argentine government to fill the slot, and it has already asked for extensions to the original deadline of October 2003 and the extended deadline of October 2005 imposed by the ITU. At present, the government is enjoying a de-facto 2- year grace period until the World Telecommunications Conference in October 2007, after which the ITU will decide on its case. In 2004, the Argentine government promoted the creation of ARSAT, a national satellite company, to be responsible for placing a satellite into Argentina’s 81 degrees slot and repairing its older satellite, Nahuel 1, now occupying position 72 West. The ARSAT program was approved by the Argentine Senate in September 2004 and was signed into existence by the Congress in March 2006. The company was assigned an initial 50 million pesos (roughly USD $16.6 million) from the government, with the rest of the needed capital to be generated by stock sales. Large and small telecommunications companies in Argentina had promised the government that they would buy capacity once the satellite was up and running. In December 2005, Nahuelsat was reorganized due to the withdrawal of SES Americom, and it was decided that the company will be absorbed into ARSAT, leaving only one satellite operator in Argentina. INVAP, a space satellite manufacturing company run by the Argentine Province Rio Negro, will be responsible for creating and launching the satellite for ARSAT. In 2004, during his visit to Latin America, Chinese President Hu Jintao visited the INVAP facility in Rio Negro.50 In May 2005, the Chinese government signed an agreement with the Argentine government to provide technical support and equipment to INVAP for the development of the satellite. According to industry experts, INVAP does not have the capability to build a communications satellite on its own. Chinese experience and expertise will complement INVAP’s capabilities. The Chinese also have offered Argentina a full launching system for the satellite at a 30 percent discount from international market prices. Payment for services and equipment provided by the Chinese will be paid through ARSAT stock, which would give the Chinese ownership stake and corresponding voting rights in the Argentine state satellite company.51 According to one press report, there are conversations going on between the Argentine and Venezuelan governments about the possibility of Venezuela joining the ARSAT project.52 Chinese space assistance to Argentina goes beyond the high-profile slot 81. Indeed, according to industry analyst Carlos Blanco, China is largely interested in low orbiting, fixed observance satellites in Argentina. Argentina already has two in place, and China is interested in helping Argentina develop and field more. Moreover, in early 2006, China provided Argentina with a third generation precision satellite laser ranger (SLR). According to press reports, the astronomical instrument was installed in San Juan University of Argentina, and will be launched jointly by China National Astronomical Observatories (NAOC) and Argentine San Juan University. The primary function of the SLR is the measurement of precise distances between laser telescopes and reflectors on passing satellites. SLR is mainly used in monitoring earth rotation and polar motion, modeling the temporal and spatial variation of the earth’s gravity field, and the determination of ocean and earth tides.53 China’s space cooperation in South America extends beyond Argentina. For example, China has signed a contract to manufacture and launch satellites for Venezuela, and has cooperated with Brazil on the development and launch of four satellites under the China-Brazil Earth Research Satellite (CBERS) program. The CBERS program involves, among other things, Brazilian digital imaging technology that may help the Chinese to augment their over-the-horizon military targeting capability.54 Brazilian space cooperation with China is more advanced than Argentina-China cooperation. According to Stephen Johnson, Deputy Assistant Secretary of Defense for Western Hemisphere Affairs who works for the Undersecretary of Defense for Policy, the Chinese began collaborating with Brazil on spy satellite technology in 1999, providing rocket launch expertise in exchange for digital optical technology that would permit high resolution, realtime imaging.55 The United States has a good track record of space cooperation with Argentina dating back to the early 1990s. However, the 2005 withdrawal of SES-Americom from Nahuelsat means that the United States will not participate in the operation of Argentina’s two orbital slots allotted to it by the ITU. Argentina’s state-run company ARSAT will now be the sole operator of the slots. Moreover, China will be providing ARSAT’s satellite manufacturer INVAP, another state company, the technical assistance needed to create the satellite that will eventually fill the 81 degrees position. Argentina’s historic reliance on U.S. space cooperation is waning as China offers alternative assistance. This is part of a larger pattern best described by Latin America scholar Peter Hakim as U.S. disinterest post-September 11, 2001 (9/11), and resulting in sporadic and narrowly targeted policies toward the region since then. As a result, Latin American leaders’ support for Washington’s policies has diminished. According to Hakim, few Latin Americans today, in or out of government, consider the United States to be a dependable partner.56 It is not surprising, then, that they are reaching out to other willing partners like China in areas such as space operations. Implications for U.S. Security. The implications for U.S. national security of increasing Chinese presence in Argentine and other regional space and telecommunications sectors will depend on the U.S. response to this trend. Potential threats exist as U.S. companies cede market dominance to Chinese and other foreign companies in strategically sensitive sectors. Telecommunications networks are no longer domestic, terrestrial, and circuit-switch operated. They are interdependent, diverse, and rest on terrestrial, satellite, and wireless technologies. These latter technologies are harder to control and more susceptible to tampering and attacks. Chinese capabilities in information technology and IW are increasing as its economic and political influence grows in Latin American countries. If Chinese influence is left unchecked, the United States will leave itself vulnerable to international information networks, which are of increasing operational importance to a modern military. source: CHINA’S EXPANSION INTO AND U.S.WITHDRAWAL FROM ARGENTINA’S TELECOMMUNICATIONS AND SPACE INDUSTRIES AND THE IMPLICATIONS FOR U.S. NATIONAL SECURITY by Janie Hulse September 2007 This publication is a work of the U.S. Government as defined in Title 17, United States Code, Section 101. As such, it is in the public domain, and under the provisions of Title 17, United States Code, Section 105, it may not be copyrighted. Visit our website for other free publication downloads http://www.StrategicStudiesInstitute.army.mil/

Friday, October 5, 2012

Guerra nel paese islamico: media vincolati a dare visioni "compatibili"

Ho l'impressione che i media abbiano difficoltà a capire e spiegare il mondo islamico soprattutto perche sono vincolati a dare visioni "compatibili" con la visione degli "stati canaglia", con gli impegni con i servizi segreti di molti paesi, con l'autocensura di dover passare gli "esami" da parte di finanziatori e consigli di amministrazione. Cosi quello che viene fornita è una visione "addomesticata" dove tutto si riassume in una lotta dove i buoni e i cattivi sono bene identificati e le guerre fratricide all'interno delle tribu confondibili con eroici atti di liberazione.

Thursday, October 4, 2012

Dott. MONTI: E la NATO? SOGEI ed EQUITALIA plurindagate. Dove sono i risultati di "SERPICO" su queste societa e tante altre top dello stato? chi fa affari con loro?


RIPOSTO DOPO UN OLTRE UN ANNO:

Appalti Sogei, Milanese di nuovo indagato per finanziamento illecito e corruzione | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
Appalti Sogei, Milanese di nuovo indagato per finanziamento illecito e corruzione Il deputato del Pdl è accusato di avere procurato 25 milioni in commesse alla Edil Ars di Angelo Proietti. In cambio avrebbe ottenuto gratuitamente la ristrutturazione - per un valore di 200mila euro - di un immobile a Roma, lo stesso in cui viveva fino a poche settimane fa il ministro Tremonti Il deputato del Pdl Marco Milanese è di nuovo indagato. Ed è la terza volta. Dopo i due filoni delle inchieste sugli appalti Enav, per l’ex consigliere del ministro Tremonti si apre il capitolo Sogei. E’ l’ennesima tegola sull’ex ufficiale della Finanza, a pochi giorni dalla riunione della giunta per le autorizzazione della Camera chiamata a decidere sul suo arresto. Ed è una brutta tegola, che ricorda molto da vicino l’inchiesta sulla “cricca” e sul sistema di affari collegato ai grandi eventi. Marco Milanese, infatti, è accusato di avere illecitamente procurato alla Edil Ars di Angelo Proietti, anche lui indagato, 25 milioni di euro in appalti in otto anni con la Società generale di informatica. In cambio avrebbe ottenuto la riduzione del prezzo della ristrutturazione – in realtà, secondo l’inchiesta, mai pagata – dell’immobile romano di Via di Campo Marzio, proprio l’appartamento in cui ha vissuto il ministro Tremonti fino a poche settimane fa, quando lo scandalo è arrivato sulle prime pagine dei giornali. L’inchiesta, ancora una volta, parte dalle indagini del pm napoletano Vincenzo Piscitelli, ma si sviluppa nelle mani del magistrato romano Paolo Ielo. E’ nella capitale, infatti, che si sarebbero configurati i reati di corruzione e finanziamento illecito ai partiti di cui Milanese e Proietti sono indagati, insieme all’ex presidente di Sogei, Sandro Trevisanato. Lo stesso Trevisanato, del resto, è da sempre un fedelissimo di Tremonti, presidente di quella Fondazione delle Libertà finita nell’occhio del ciclone assieme allo stesso Milanese per il giro di nomine sospette che ruotava attorno alla società Eurotec. Ma torniamo alla Edil Ars. La società di Proietti è un nome noto a Roma: lavora con frequenza sul patrimonio del Vaticano, dall’ospedale Bambin Gesù alla pontificia Università Lateranense, dalla Lumsa fino alla direzione generale dei servizi tecnici di edilizia del Governatorato del Vaticano, come lo stesso Proietti ha detto di fronte ai magistrati. Ma Edil Ars lavora e lavorava molto anche per la Sogei, già censurata in passato dalla Corte dei Conti per i sistemi ‘spicci’ con cui venivano distribuiti gli appalti: 15 milioni tra il 2002 e il 2006, altri dieci milioni tra il 2006 e il 2010. Appalti, dice l’indagine, distribuiti con chiamata diretta e frutto non di logiche di necessità e concorrenza, ma di un “sistema” di cui a beneficiare erano Proietti e Milanese.

http://www.fisac.it/documenti/Riscossioni/Articoli%20di%20stampa/tematiche%20esattoriali/09.02.12ilmattinobefera.pdf
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Ipoteca illegittima: Equitalia condannata a risarcire il danno ... www.avvocatoesposito.it/vis_dettaglio.php... - Cached - Translate this page Il Tribunale infatti, respingendo le eccezioni mosse da Equitalia Polis S.p.A. (già Gestline S.p.A.) in merito al presunto difetto di giurisdizione che sarebbe ...
Appalti e favori, Sogei nella bufera | SIGNORI ROSSI – Corretti non corrotti
Appalti e favori, Sogei nella bufera 23 luglio 2011 | Autore Rosanna Marani CORRIERE DELLA SERA IL DEPUTATO, EX CONSULENTE DI TREMONTI, AVREBBE OTTENUTO LAVORI PUBBLICI Appalti e favori, Sogei nella bufera Nuove accuse a Milanese: «Lavori per 25 milioni in cambio di ristrutturazioni» NAPOLI - Appalti per oltre 25 milioni di euro in otto anni ottenuti a trattativa privata dalla Sogei. Lavori pubblici ricompensati con favori e con ristrutturazioni da favola nelle case dei potenti. L’indagine dei magistrati napoletani sulle attività di Marco Milanese – il parlamentare pdl, ex consulente politico del ministro Giulio Tremonti, accusato di associazione a delinquere e corruzione – adesso punta agli affari della Società Generale d’informatica controllata dal Tesoro. E fa scattare una nuova accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti per lo stesso Milanese, per l’ex presidente Sandro Trevisanato e per Angelo Proietti, il costruttore titolare della Edil Ars che ha beneficiato delle «commesse». E si è occupato del rifacimento da 200 mila euro dell’appartamento di via di Campo Marzio, a Roma, che proprio Milanese aveva messo a disposizione di Tremonti dopo averlo preso in affitto dal Pio Sodalizio dei Piceni.L’INDAGINE - L’inchiesta del pubblico ministero Vincenzo Piscitelli segna dunque una nuova svolta e questa parte passa al collega romano Paolo Ielo, competente per territorio. Perché è proprio nella capitale che, dice l’accusa, sarebbero stati concordati i patti illeciti. Sono almeno tre i testimoni che accusano Milanese e Trevisanato di aver favorito Proietti concludendo gli affari a trattativa privata, nonostante in molti casi fosse indispensabile la gara pubblica. Tra loro c’è il Direttore generale del Tesoro Fabrizia Lapecorella. È stata lei ad illustrare ai magistrati i risultanti dell’ audit interna effettuata dopo il deposito della relazione della Corte dei Conti di due anni fa che evidenziava numerose «anomalie di gestione». In particolare veniva stigmatizzato il ricorso troppo frequente alle procedure di urgenza per l’assegnazione degli appalti, oltre alle «modalità poco efficaci di selezione dei fornitori».
Serpico, il computer del Fisco che ti legge il conto in banca
Serpico, il computer del Fisco che ti legge il conto in banca

Wednesday, October 3, 2012

EMERGENZA ITALIA : IDEA N. 3 : MANDIAMO TUTTI I PARLAMENTARI IN GALERA.

EMERGENZA ITALIA: Invito a dare idee INNOVATIVE SERIE per uscire dall'emergenza. Polemiche e battute escluse
IDEA N. 3 : MANDIAMO TUTTI I PARLAMENTARI IN GALERA.
Assegnamo ad ogni parlamentare un istituto od un gruppo di istituti di detenzione compresi I Centri per L'identificazione e L'espulsione degli immigrati perche li rappresentano davanti al parlamento nei loro bisogni, nelle loro speranze e aspettative. I detenuto sono privi de diritto di esprimere una volontà politica facciamo in modo che un ogni parlamentare una volta al mese si incontri con i detenuti e ascolti i loro problemi  e poi riferisca in parlamento.
https://groups.google.com/d/topic/unsognoitaliano/BISaaomFEOk/discussion

La bufala della liberazione sessuale


Gli anni 60 sono probabilmente visti come gli anni della cosidetta "liberazione sesssuale" che seguiva la fase  della precedente "educazione sessuale" che per decenni aveva tenuto banco in tutti i "talk" piu importanti.
Pe qualche decennio sembrava che trovare il modo di dire ai giovani i fatti del sesso fosse il chiodo fisso della società, libri, film, spettacoli, scuola tutto sembrava essere in qualche modo legato a questo problema ma dopo inaspettatamente è scomparso dall'attenzione della gente.
L'era della liberazione sessuale irrompeva eliminando tutte le barriere che si erano costruite in anni di storia.
La moda sei sessuologi li rendeva indispensabili in ogni discussione.
Le ragazze che per lo piu erano bruttine nel giro di pochi anni diventarono tutte vamp ricalcando le foto dei VIP sui rotocalchi ma guardandole bene, chi le aveva conosciute prima, non faceva troppa fatica a riconoscere dietro le parrucche o i crani pelati o le criniere sotto il trucco le ragazze bruttine di prima.
Presto il femminismo irrompeva annunciato come tutte le mode fatue dalle grancasse delle bande dei media che ci facevano budget. Le ragazze tornarono ad essere bruttine e molte non fecero fatica, dietro alla facciata del femminismo si spacciava di tutto dalla droga alla alla poca voglia di studiare e di lavorare.
Credo di aver dipinto quello che la è mia percezione di quell'epoca.
La rivoluzione sessuale si spacciava come la risposta saggia responsabile completa e armoniosa alla vita ma le cose non andate cosi. La gente continua a non sapere che farci del sesso diventato per lo piu inutile e ha trovato alternative che a mente fredda sono preoccupanti.
Il sistema mediatico dà ammiccanti consigli alla "tragsressione"  e cosi il piu generale modello del sesso ricalca la sessualità immatura e incerta delle menti infantili che si rispecchia in tutte le manifestazioni umane. Basta guardare alla moda, all'arte, ai media sociali che rispecchiano infantilismi di tutte le età contrabbandati per freschezza della mente.
Non è arrivata nessuna cultura di un sesso che si integri nella vita dell'umano e ne spieghi i misteri. Non si è trovata nessuna connessione tra sesso e rispetto dell'altro. I termini con cui si indica l'atto sessuale in tutte le lingue indica disprezzo e violenza.
Quello  che stiamo vivendo continuamente è un mondo che ha perso i vecchi riferimenti senza trovarne di nuovi. Il sesso è diventato "divertimento". Adesso il problema non è piu liberare il sesso ma liberare la gente dagli effetti terribili della "liberazione sessuale" che riempiono gli studi dei medici e degli psicologi.



Thursday, September 27, 2012

Esperimento della doppia fenditura e antenna a fessura (double slit experiment & slot antennas)

Ragionando da incompetente:
Nell'esperimento della doppia fenditura con elettroni sparati uno alla volta:
Potrebbe essere che il diaframma che contiene le fenditure si comporti in maniera in qualche modo assimilabile ad una guida d'onda nel campo delle microonde intercettando l'elettrone e incamerando l'energia e se e solo se si trova ad avere una configura geometrica compatibile ( due fessure di dimensioni opportune) allora comportandosi da antennna restituisce l'energia in forma di oscillazione di frequenza determinata?
Se fosse così allora la spiegazione del posizionamento della traccia a forma punto sullo schermo potrebbe essere spiegata col fatto che la radiazione impatta per impattare con lo schermo "deve" tornare ad essere particella.
Immagino che se questa fosse una ipotesi plausibile in piu di cento anni di esperimenti sicuramente c'era qualcuno piu dotato del sottoscritto per concepirlo comunque mi piacerebbe ricevere qualche commento.

Wednesday, September 26, 2012

Sig. Sallusti: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI

Chi si ricorda di quanti si sono dati fuoco perche aggrediti da leggi ingiuste?  

Sallusti: giustizia à la carte!

Non mi è simpatico Sallusti e ha anche una faccia che preferirei non vedere in giro ma non è per questo che ritengo quello che sta succedendo in queste ore sia una terribile dimostrazione di come l'Italia si sia ristretta abdicando dallo stato di paese civile dove la democrazia sia seria e la legge rispettabile.
Sallusti è stato appena condannato e per legge dovrebbe andare in galera per oltre un anno. Ma la casta, quella assolutamente trasversale, si è attivata in tempo reale trovando nel giro di minuti il grimandello con cui scassinare la sentenza e neutralizzarla.
Ora io credo che in un paese che vuole mostrarsi serio e affidabile debba esistere un sistema giudiziario che sia in grado di giudicare ed emettere sentenze corrette. In questo caso invece tutto è stato violentato. La giustizia piegata per rispondere all'ira della casta dei giornalisti ma con la benedizione di tutti politici e non politici, di tutti gli schieramenti e la gente comune spinta ad applaudire cose che non capisce.
Ora se la giustizia italiana aveva emesso una sentenza definitiva ci sono solo due casi possibili: o i magistrati sono in grado di emettere sentenze corrette oppure no. Se la sentenza era corretta non ci può essere sollevamento di casta o di popolo che può cambiarla. Se invece i magistrati hanno emesso una sentenza errata, oppure se il sistema legislativo è errato allora ci si può chiedere perche la solerzia che tutti hanno dimostrato, francamente abbastanza rabbrividente, perche non è stata in passato mostrata la stessa solerzia per gli infiniti casi di condannne errate, o di leggi sbagliate che hanno portato cittadini senza colpa alla disperazione assoluta fina a spingerli a gesti estremi?
Proprio di questi tempi mentre tutti abbiamo negli occhi scene di disgustosa corruzione della politica stanno arrivando nelle case Bollette Equitalia di cui è certificata la frequente erroneità e il cittadino deve far fronte all'ingiustizia che non tiene conto della crisi, dello stato di indigenza, dell'eta e ed è inesorabile ma nessuno si prodiga per evitare sofferenze, drammi familiari.
Io credo che in un paese in cui le sentenze si cambiano frettolosamente sotto le urla della folla inferocita o dietro la pressione della casta di turno sarebbe bene spendere gli ultimi soldi per cambiare la nota frase scolpita in tutti i tribunali Italiani perche non suoni come un  insulto.  

Quello che dicevo è indipendente dal caso specifico di Sallusti ma io parlavo i generale. Se abbiamo una legge che per alcuni è inesorabile e per altri è adattabile allora viviamo in uno stato di pericolo tutti. Se la legge sull'editoria è sbagliata, come credo, deve essere cambiata ma mi sembra odioso che questo venga fatto d'urgenza quando un membro del circo mediatico viene coinvolto. Se ad andare in galera fosse stato uno sconosciuto ci sarebbe stata questa mobilitazione?
Nella mia reazione sicuramente c'è una componente di ribellione verso il sistema dell'infomazione che sembra ipocrita e asservito ai vincenti e cieco e sordo verso chi ha bisogno di aiuto.

Tuesday, September 25, 2012

Aggiornamento: Steve Jobs sapeva? dopo i bambini schiavi della KYE, FOXCONN la fabbrica dei suicidi dove si produce l'IPAD,

DOPO quasi un anno NIENTE E CAMBIATO tranne i fan di IPHONE e IPAD che crescono.

Aggiornamento- FOXCONN: la fabbrica che produce gli iPAD dove i lavoratori minacciano suicidio di massa.

Dozens of workers assembling Xbox video game consoles climbed to a factory dormitory roof, and some threatened to jump to their deaths, in a dispute over jobs that was defused but highlights growing labour unrest as China's economy slows.

The dispute boiled over last week after contract manufacturer Foxconn Technology Group said it would close the production line for Microsoft Corp.’s (MSFT-Q27.780.060.22%) Xbox 360 consoles at its plant in the central city of Wuhan and transfer some workers to other jobs, workers and Foxconn said Thursday.

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Workers reached by telephone said Foxconn initially offered severance pay for those that wanted to leave rather than be transferred, but then reneged, angering the workers; Foxconn, in a statement, said transfers were offered, not severance, and only to some workers.

The workers climbed to the top of the six-storey dormitory on Jan. 3 and threatened to jump before Wuhan city officials persuaded them to desist and return to work, according to the workers and accounts online. The workers gave varying estimates of the numbers involved in the strike, from 80 to 200, and photos posted online showed dozens of people crowding the roof of the boxy concrete building.

“Actually none of them were going to jump. They were there for the compensation. But the government and the company officials were just as afraid, because if even one of them jumped, the consequences would be hard to imagine,” said Wang Jungang, an equipment engineer in the Xbox production line, who left the plant earlier this month.

The fracas is the latest labour trouble to hit Foxconn, a unit of Taiwan's Hon Hai Precision Industry Co. that makes iPads and iPhones for Apple Inc. (AAPL-Q420.89-1.66-0.39%) as well as Xboxes and other gadgets, helping consumer electronics brands hold down costs. Its massive China plants are run with military-like discipline, which labor rights activists say contributed to spate of suicides in 2010.

Foxconn said that it offered transfers to some workers at current pay, without elaborating on what others were offered. It said that 150 demanded severance and not all of them participated in the rooftop protest. “It is our understanding that certain individuals threatened to jump from the building if their demands were not met,” the statement said.

Strikes and other job actions have risen in recent months across China as factories cope with rising costs, scarce credit and declining orders from Europe, the United States and domestic companies. Complicating matters is the approaching Lunar New Year, a time when many of the migrant workers who man factories quit jobs to return home temporarily before looking for better paying employment.

Foxconn's Wuhan plant employs 32,000 people. The site previously had a couple of suicides or attempted ones a couple years back, prompting the government to take over the operations of the dormitories, said Wang, the equipment engineer.

After the rooftop protest, Microsoft said in a statement that it investigated, finding that the dispute centered on Foxconn's staffing and transfer policies, not working conditions. “After the protest, the majority of workers chose to return to work. A smaller portion of those employees elected to resign, the statement said.

Ultimately, Foxconn said, 45 of the employees resigned from the company while the rest chose to stay. It did not say whether the resigning workers were given compensation. Mr. Wang, the engineer, said he received $4,700 (30,000 yuan) in compensation but that was because his supervisor helped him.


http://www.theglobeandmail.com/news/technology/tech-news/chinese-foxconn-workers-threaten-mass-suicide-over-xbox-layoffs/article2299919/



Provate a immaginare perche hanno dovuto mettere delle reti tutto attorno alle finestre.


http://img.izismile.com/img/img3/20100927/640/how_they_are_640_04.jpg
How They Are Struggling with Suicides in China (3 pics) - Izismile.com
After a series of suicides at the Foxconn factory in China, the company started to deal with it seriously. Take a look how they are doing it exactly after the jump.
Tutta la verità su Foxconn, la fabbrica di iPad e “dei suicidi”: 51 centesimi all’ora all’operaio, 6.1 miliardi a Steve Jobs | Mela Marcia
Tutta la verità su Foxconn, la fabbrica di iPad e “dei suicidi”: 51 centesimi all’ora all’operaio, 6.1 miliardi a Steve Jobs Pubblicato il 7 marzo 2011 da enrico Foxconn, dove si costruiscono iPad e iPhone (oltre ai prodotti Dell e Hp), è la più grande fabbrica di componenti elettroniche: un “mostro” da 61 miliardi di dollari. Dal 27 maggio 16 persone hanno tentato il suicidio: 12 sono morte. Il 10 del mese è il giorno mogliore degli operai di iPad e iPhone: prendono la paga. 130 dollari per 240 ore di lavoro. Pari a 51 centesimi all’ora. Chi lavora per Apple lavorava 70 ore alla settimana, ma – dopo le polemiche e i morti – il monte ore si è abbassato a 60 ore settimanali (sempre per 51 centesimi all’ora), mentre secondo Forbes Mister Gou (di Foxconn) ricava un valore netto di 5.5 miliardi di dollari e Steve Jobs (Ceo di Apple) pari a 6.1 miliardi di dollari. Operaie a Foxconn: 51 centesimi all’ora Secondo Reuters, Foxconn sta investendo qualcosa nell’ordine di 10 miliardi di dollari per realizzare un nuovo impianto a Chengdu. Lontando da Longhua, il suburb dell’industriale Shenzhen. Perché? “Foxconn is expanding…to where wages are lower and workers more plentiful.” Continua ZdNet: “Do we Americans really need our electronic toys so much, we’re willing to look away when our fellow human beings are dying from the pressure they’re placed under to, essentially, live the lives of slaves?”. Se un iPad di fascia bassa fosse costruito negli Usa da un operaio da 15 e passa dollari all’ora, non costerebbe 499 dollari come invece è a scaffale, bensì 14.970 dollari: più di una Fiat 500. Nessuno lo comprerebbe a quel prezzo, e nessuno potrebbe permettersi un notebook da 23.970 dollari o uno smartphone da 5.970 dollari. Per avere i nostri “gadget hi-tech” preferiti, la globalizzazione è essenziale. Ma a quale prezzo umano? E qual è la via giusta per evitare l’inferno in terra per offrire il tecno-paradiso a un Geek occidentale come noi? Qui è il nodo gordiano, da sciogliere quanto prima: quando compriamo consumer electronics, diamo una buona e una cattiva notizia. La buona notizia è che diamo un piatto da mangiare a qualcuno nel mondo, lontano da casa nostra. La cattiva notizia è che ci sporchiamo le mani con il sangue di chi ha lavorato quel gadget allo sfinimento e forse al suicidio. “That’s our world”. Che fare? Mirella Castigli

http://0b1kenobi.blogspot.com/2011/11/la-nato-non-ha-mai-visto-le-fabbbriche.html

Monday, September 24, 2012

Da milioni di anni lo stregone della tribù è il despota della cultura

Mi immagino, scrivendo queste note, qualcuno che mi legge e che rimane scandalizzato: "ma questo non è laureato!", "ma non ha mai scritto un libro!", "ma non ha mai insegnato!", "ma questo non è nessuno!", "come si permette di criticare le grandi menti".  Ok i commenti meno benevoli che immagino non li riporto.
Tutto questo un po mi intimidisce ma non abbastanza da farmi desistere.
Da milioni di anni immutata la cultura si radica nei comportamenti atavici di trasmissione da padre in figlio non differenti dal comportamento degli animali dove i piccoli vengono addestrati a sopravvivere.
Da milioni di anni la cultura è patrimonio riservato di qualcuno appartenente alla elite che presiede alla scienza di come curare le ferite, le malattie. Lo "stregone" della tribù è unico despota della cultura e la tramanda secondo schemi antichi. Lo stregone tramanda scienza ma anche religione e superstizione.
Quando è cambiata questa realtà? Io penso mai. Ancora adesso la cultura considera la trasmissione della cultura esclusiva di altri sacerdoti che, soli, sono demandati a trasferire matematica, fisica, filosofia, economia eccetera. E' veramente questo modello di trasferimento culturale uno strumento per assicurare all'umanita il miglior progresso possibile?
La struttura gerarchica e assolutistica della cultura ("la matematica non è un opinione") garantisce che avviene il trasferimento ma credo che sia lecito chiedersi se questo sia necessario e auspicabile.
I genitori insegnano ai figli a parlare, a camminare, alcune volte a leggere e scrivere. Ma questo non avviene senza il rovescio della medaglia. Pure avendo le migliori intenzioni di volere la  crescita intellettuale dei figli trasferiscono loro, inconsapevolmente,  anche i loro errori dal linguaggio al modo di vivere di vedere i problemi e di affrontare la vita. Cosi bambini crescono gia vecchi ritenendo di dover copiare ed applicare i modelli proposti. Nel Sud Est Asiatico cosi si difonde il concetto che la nascita di una bambina femmina sia una disgrazia, che il mondo sia governato da forze esterne, che il calore guarisce (terribile), eccetera.
In Italia forse la Mafia si tramanda in questo mondo ma anche l'atteggiamento verso lo stato e il servilismo verso i potenti.
I nuovi stregoni non sanno (forse) di esserlo. Il sistema dell'istruzione non è molto cambiato dall'organizzazione delle tribù di milioni di anni fa. L'istruzione considera gli studenti un contenitore entro cui versare quello che l'"elite degli stregoni" ha deciso essere la cultura miscelando nozioni ma anche errori che pregiudicheranno per sempre la possibilita di chi riceve questo "patrimonio culturale" di scoprire il "numero" o "il cerchio" o "la legge di gravità". I giovani ripartiranno da dove sono arrivate le generazioni precedenti.
Il fatto di procedere dalla situazione precedente è comunemente visto come il vantaggio principe che consente il progresso perche fa compiere alle nuove generazioni un balzo di milioni di anni. Per esempio si ritiene che senza la trasmissione dell'eredità culturale si ripartirebbe dall'invenzione del fuoco dei tempi primitivi . Ma credo che altrettanto vero è che l'eredità culturale include gli errori e talvolta la malafede di generazioni passate e concetti errati forse si stanno propagando da tempi remoti.
Chi cerca di rompere l'accerchiamento e di cambiare gli schemi è visto con riprovazione forse in un inconscio desiderio di tutelare la "religione" della cultura che non ammette peccato.
Partire da zero o partire dagli errori, dalle limitazioni, dai preconcetti, dagli interessi di migliaia di anni.
Esiste una via diversa? Esiste un modo lasciare a chi vuole accedere alla cultura la possibilità di scoprire la sua strada di libertà rispondendo alle sue istanze di informazione ma privando il sistema dell'istruzione di gerarchia e burocrazia? Prima di rispondere credo che tutti dovremmo chiederci quanto influisce sul nostro giudizio il condizionamento culturale.





Sunday, September 23, 2012

La realtà per i filosofi e per i fisici - Di Roberto Vacca, 20 settembre 2012.


Il pezzo di oggi è sulla realtà e sulla< filosofia.  Ne parlano vari
filosofi anche sui quotidiani. I loro testi ogni tanto sono vaghi e
trascurano i contributi che da oltre mezzo secolo sono stati dati da
filosofi/scienziati.
Come diceva Galileo (ma non ritrovo la citazione: se qualcuno la ritrova e
me lo dice, sarò molto grato):
"Non è bene che tutto finisca solo in parole!   (o qualcosa di simile).
Le parole vaghe sono strumenti spesso usati da impostori intellettuali.
Consiglio il libro di Johnson "The Impostors" -- non so se sia stato
tradotto.

Combattiamo

Best
Roberto


La realtà per i filosofi e per i fisici - Di Roberto Vacca, 20 settembre 2012.


Alcuni filosofi stanno dibattendo su come pensiamo e conosciamo la realtà. È problema vitale, ma non si può dire niente di sensato al proposito senza aver studiato fisica. Quando avevo 17 anni lessi l’articolo Kant scritto da P. Carabellese sull’Enciclopedia Italiana. Era interessante, ma difficile: lo lessi varie volte senza trarne giovamento. Lo rileggo ora e confermo la mia insoddisfazione. Se i termini non vengono definiti, si parla attorno alle cose, ma non si dice niente. Lo conferma la seguente citazione di quel testo: “Per Kant il compito della ragione è: mostrare con la propria esigenza di assolutezza che l’oggettività non si esaurisce nei determinati oggetti che l’intelletto costituisce o scopre nel campo del fenomeno sentito nello spazio e vissuto nel tempo. --- La cosa in sé, espressione pura di realtà dell’oggetto, è pur esigenza del pensiero, senza la quale il conoscere umano si disperderebbe in un’inconcludente relatività.”
Trovai nella Critica della Ragion Pura, pagine ben più  chiare e tradussi in italiano i passi sull’impossibilità di dimostrare l’esistenza di Dio. Erano applicazioni corrette della logica di Aristotele, ma non avevano rapporto con altri concetti, che si trovano nell’opera, e che sono avulsi dalla realtà come “il principio trascendentale a priori del giudizio riflettente che conduce al concetto di spiritualità conoscitiva soggettiva”.
Ora E. Severino (in La Lettura, supplemento al Corriere della Sera, 16/9/2012) lamenta che nelle discussioni correnti sul nuovo realismo nessuno citi Giovanni Gentile, la cui filosofia sarebbe «un potente alleato della tecnica» perché avrebbe mostrato “che il pensiero per essere vero, non ha bisogno e non deve corrispondere ad alcuna cosa esterna.   ---- «per sapere se l’intelletto corrisponda alla cosa, intesa come “esterna” alla rappresentazione che l’intelletto ne ha, è necessario che il pensiero confronti la rappresentazione dell’intelletto con la cosa; la quale, quindi, in quanto in tale confronto viene ad essere conosciuta, non è “esterna” al pensiero, ma gli è “interna”. »
Mettere fra virgolette “esterna” e “interna” non serve a definire meglio questi aggettivi. La tecnica, poi, che non è esente da difetti come ogni prodotto umano) non ha bisogno di allearsi a filosofie fatte di parole, specie se di esse non siano date definizioni chiare (formali).
I fisici non parlano di pensare a o percepire oggetti, corpi, processi, fenomeni. Non si limitano a guardarli: li osservano e trovano modi per misurarli. Le misure fatte da operatori diversi coincidono – entro i limiti degli errori che vengono valutati. Quando si riesce ad analizzare anche matematicamente rapporti di causa-effetto, si possono prevedere eventi futuri e calcolare accuratamente i risultati di esperimenti ancora mai eseguiti. Questi successi sono preclusi a chi pensa alla realtà e cerca di conoscerla per similitudini o metafore.
Anche in passato taluno tentò di rivalutare Giovanni Gentile. Il suo pensiero profondo avrebbe dovuto far dimenticare che fu membro del Gran Consiglio del Fascismo e ministro della repubblica di Salò.
Invece non va rivalutato perchè il suo pensiero era irrilevante, i suoi testi insensati. Ecco la prova: nel 1927 Paolo Vita-Finzi pubblicò un'Antologia Apocrifa, in cui la parodia di Gentile diceva fra l'altro:
“L'Io dirà: "Io o sono Io o sono non-Io" trovandosi nella curiosa alternativa di affermarsi negandosi (come non-Io) o di negarsi affermandosi (come Io). Se l'Io è Io si afferma: ma non è più Io per questa sua vuota identità, che è la negazione dell'essenza processuale dell'Io, la quale importa un differenziamento. Viceversa, se è non-Io, esso si nega; ma appunto negandosi riesce ad attuare la sua essenza. Qui dunque l'affermazione pura e semplice, o affermazione dell'identico, è negazione: e la vera affermazione efficace e positiva si opera attraverso la negazione. L'affermazione pertanto, che la disgiunzione garentisce nell'autonoema per quantità, qualità e modalità, è affermazione che è negazione; non è tesi, ma autotesi e quindi divenire, dialettismo.”
Frasi insensate – e seguaci di Gentile si adontarono che il maestro fosse ridicolizzato: “Le frasi della parodia erano scempiaggini. Mai il Maestro le avrebbe dette.”  Invece il pezzo (4 pagine). "è autentico copiato tale e quale senza mutare una virgola” da  Gentile G. - Sistema di logica come teoria del conoscere. I filosofi moderni non parlano di autonoema o non-Io. Gentile danneggiò la cultura. Fu ministro fascista dell’Educazione Nazionale e fece una cattiva riforma.
Non rivalutiamo autori che dicono niente e scrivono oscuro. Primo Levi disse: scrivere per non essere capiti è un artificio repressivo, noto alle chiese e tipico della nostra classe politica. La cultura non deve essere fatta di parole vuote. Deve aderire alla realtà.
Taluno sostiene che dopo Gentile anche Heidegger scoprì che andava criticata la concezione metafisica della verità, ma anche questo filosofo scriveva oscuro. Io sono d’accordo con Karl Popper  su questo e su molti altri argomenti. Dopo una sua conferenza a Roma nel Maggio 1984, chiesero a Popper cosa pensasse di Heidegger. Rispose:
"Era un nazista, cosa che si può perdonare a chiunque, ma non a un filosofo. Dopo la  guerra, interrogato sul suo nazismo, Heidegger disse che Hitler lo aveva deluso. Rifiutò di spiegarsi meglio.  Concludo che Hitler  lo deluse solo perchè aveva perso la guerra. Io non parlo di Heidegger.”
Da anni ormai abbiamo capito che la filosofia non può essere fatta solo di proposizioni che sembrino avere forse un vago senso comune. Oltre mezzo secolo fa Bertrand Russell argomentò (My Philosphical Development, 1959) che per fare filosofia occorre studiare: fisica teorica e sperimentale, fisiologia della percezione, linguistica e logica matematica. Quest’ultima disciplina ha le basi nella logica di Aristotele, poi costruita in modo imponente dai logici medioevali e da quelli moderni. La logica di Boole ha trovato applicazione efficace e universale nella teoria della commutazione, alla base del progetto dei computer. Non ha senso discutere con chi parli ancora di logica dialettica [tesi, antitesi e sintesi] e neghi o ignori il principio di non contraddizione. Questo si applica a proposizioni che possano essere solo vere o false – tertium non datur [1]: “E’ falsa la proposizione che affermi simultaneamente  e nello stesso senso la verità di una proposizione  e del suo inverso.” I pensatori che non lo accettano o non lo capiscono non possono essere presi sul serio. Non ha senso invocare la libertà di opinione. Non neghiamo ai filosofi il diritto di discutere fra loro. Se, però, sono divorziati dalla realtà e non sono aggiornati, abbiamo ragione a non ascoltarli.
Fra loro esiste spesso una omertà furbesca. La evidenziò nel 1996 il fisico Alan Sokal, in un lavoro [Transgressing the Boundaries, Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity] in cui asseriva (in malafede) che la realtà fisica è una costruzione mentale condizionata da fattori sociali: "un dogma imposto dall'egemonia post-illuministica delle visioni intellettuali occidentali". Non parlava delle teorie sulla realtà fisica, ma della realtà stessa. La rivista "Social Text" della Duke University lo prese sul serio e lo pubblicò senza commento. Non evocò critiche da altri accademici. Quei sedicenti intellettuali dimostrarono di non capire se le idee loro, o di altri, abbiano alcun senso o legame coi fatti. Ecco alcune citazioni dal testo di Sokal:
"Le speculazioni psicoanalitiche di Lacan sono confermate da recenti sviluppi della teoria quantistica dei campi." "L'assioma dell'uguaglianza nella teoria matematica degli insiemi è analogo al concetto omonimo affermato dal movimento femminista". "La scienza "postmoderna" ha abolito il concetto di realtà oggettiva".
Qualunque studente di matematica o fisica avrebbe capito subito che il testo era folle e inconsistente. Poi Sokal raccontò la storia in altro articolo sulla rivista Linguafranca denunciando l’assenza di rigore intellettuale di quegli universitari.
Metto, dunque, Sokal insieme a Pareto e Popper nella schiera dei benemeriti che ci difendono dagli impostori. Sono tanti - combattiamoli.



_____________________________________________________________.
[1] Esistono  anche logiche in cui si definiscono non solo 3, ma infiniti valori diversi da “vero” e “falso”, come la logica fuzzy (“sfocata” - che ammette ogni valore corrispondente a un numero decimale compreso fra 0 (falso) e 1 (vero). Trova applicazione nella teoria delle decisioni e dei rischi.
Io pubblicai nel1959  un lavoro sulla logica a 3 valori [“A 3-valued system of logic and its application to base 3 digital circuits”]. Quel “tertium” che davo aveva applicazione nei circuiti di computer – non  significato filosofico

Saturday, September 15, 2012

Pubblicità ed economia: interazioni, di Roberto Vacca, 12/9/2012

Pubblicità ed economia: interazioni, di Roberto Vacca, 12/9/2012

Allego articolo su pubblicità ed economia.
La maggioranza degli spot che vedo in TV mi irrita e dubito  che servano
davvero a vendere di più. La questione è opinabile e riporto opinioni e
considerazioni in merito.
Roberto

“Per assicurare il successo a un libro, quanto sono utili le recensioni sui giornali, le interviste e la pubblicità su periodici, in radio e televisione,?”
Un editore mi propose –una trentina di anni fa - di fare una ricerca per rispondere all’interessante quesito. Chiesi che mi fornissero: testate, date di pubblicazione, testi di articoli e copy di inserzioni e, d’altra parte, numero di copie vendute settimana per settimana.
I dati su recensioni, interviste e pubblicità  erano disponibili. Invece il numero di copie vendute non era disaggregato per settimana, ma solo anno per anno per ciascuna opera. Non c’era possibilità di correlare le iniziative promozionali con le vendite. Lasciammo perdere.
I numeri bruti dicono poco anche su grande scala. Fra il 2000 e il 2011 il Prodotto interno lordo italiano (PIL) era intorno a 1500 miliardi di euro e gli investimenti in pubblicità erano la metà dell’uno per cento del PIL, cioè circa 7 miliardi,. La correlazione statistica fra le due grandezze in quegli 11 anni era il 97%. Crescevano e calavano insieme, ma i numeri non ci dicono se la pubblicità più intensa fa crescere il PIL o se si spende di più in pubblicità quando il prodotto lordo è più alto – le cose vanno meglio. Un’alta correlazione statistica fra due grandezze non vuol dire affatto che una sia la causa dell’altra. Sembrava pensare il contrario Henry Ford che disse: “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi, somiglia a chi blocchi le lancette dell’orologio per risparmiare tempo. La pubblicità è l’anima del commercio.”
Però Jerry W. Thomas, Presidente di DecisionAnalyst (azienda attiva in ricerche di mercato e sondaggi), scrisse nel 2008: “Il settore della pubblicità ha sempre un grande potenziale, ma controlla la propria qualità peggio di ogni altro settore. Solo la metà della pubblicità che viene diffusa ha effetti positivi. In parecchi casi ha effetti controproducenti.”
Valutare l’efficacia di messaggi pubblicitari, singoli o facenti parte di una campagna, è arduo. L’andamento delle vendite, infatti, dipende da tanti altri fattori: prezzi, azioni della concorrenza, efficacia della distribuzione (non si vende, se gli stock sono esauriti), tempo atmosferico e così via. Gli effetti della pubblicità non sono istantanei. Si possono manifestare dopo mesi. Dunque sappiamo bene che in certi casi estremi la pubblicità ha impatti forti e drammatici. Misurare gli impatti medi o deboli è un compito molto difficile. Certe grosse aziende specializzate in sondaggi sostengono di saperlo svolgere in modo scientifico. Vi dicono quante persone hanno visto il vostro messaggio, quante lo ricordano a distanza di tempo e quante ne sono state convinte, di che percentuale ha fatto crescere le vostre vendite – e così via. Sono credibili?
Forse io non sono un campione rappresentativo dei bersagli cui mira la pubblicità, ma non credo di aver comprato un’auto, un libro, un paio di scarpe, una bottiglia di vino dopo averne visto uno spot o un’inserzione. Ricordo la serie di vignette per la reclame della Guinness. La didascalia era sempre la stessa: “My Goodness, my Guinness!” [“Buon Dio! – La mia Guinness!”] e la birra veniva portata via a un personaggio da elefanti, scimmie, rapinatori. Chiedevo ad amici ingegneri: “Dell’aria a 2 atmosfere si immette in fondo a un recipiente pieno di un liquido: quando arriva alla superficie del liquido gorgoglia alla pressione di 3 atmosfere. Che liquido è?”  La risposta era: “Vecchia Romagna Buton Cognac – il cognac che crea un’atmosfera.” Però in vita mia ho bevuto solo una Guinness e comprato una sola bottiglia di Vecchia Romagna.
Forse le pubblicità troppo intelligenti sono quelle meno efficaci. Dopo tanti anni ricordo bene Massimo Lopez di “una telefonata ti allunga la vita”, che rimandava la sua fucilazione con lunghe chiacchiere al telefono. Sorrido di Marzocca che fa la mamma di Garibaldi [“Giuseppe passa un momento difficile – risponde!”] ma dubito che abbiano fatto salire di un euro il fatturato della SIP e poi della Telecom Italia.
In TV usano spesso, dopo un programma che si spera sia stato gradito, comunicare: “Questo programma offerto da  xxxx”. Non so quanto possa essere efficace.  Quanto meno si evita così l’irritazione o l’avversione evocata dalla ripetizione eccessiva di certi spot. Se sono decenti causano, comunque, negli ascoltatori la sordità a quel messaggio. Se sono spiacevoli, possono causare nla decisione di rifuggire dal prodotto. Sarebbe bene ricordare che il tempo in cui gli spot in TV interrompono il film che stiamo vedendo, coincide spesso con il tempo per andare al bagno.
Devo ammettere, in fine, che l’idea stessa di convincere tanta gente a fare certe cose è attraente e divertente. La creazione dei messaggi – scritti, detti, in video – è attività stimolante. Nel 1933 Dorothy L. Sayers pubblicò uno dei suoi gialli [“Muder Must Advertise “ – Harcourt,  Brace] col personaggio di Lord Peter Wimsey che investigava assassini nell’Agenzia pubblicitaria Pym – e intanto progettava una forte campagna a premi per le sigarette Whiffle. Molto divertente.
Nel mio romanzo UNA SORTA DI TRADITORI ci ho messo un ex terrorista che si mette a fare il pubblicitario e inventa una campagna per diffondere l’uso del bidet nei paesi anglosassoni. Gli attribuisco anche un’astuta persuasione occulta che fu davvero usata con successo da un noto tycoon passato alla politica, ma ormai avviato al tramonto. (Real cowboys never die – they fade away.)

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