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Thursday, February 3, 2011

Innovazione: una vista dinamica

Caro Luigi.
mi permetto di riscriverti magari per avere un tuo commento.
Riguardo l'approccio al cambiamento io penso che gia sicuramente saranno stati riconosciuti e sperimentati molti approcci da parte degli studiosi di questo campo.
Io penso che forse l'approccio al problema come un qualcosa di consolidato di cui  fare una analisi, determinare i difetti e poi progettare realizzare e diffondere i rimedi  sia non ottimale,  difficile nella fase di analisi  e lunga e durissima nella fase della propagazione dei rimedi.
Io, ma so che appunto esisteranno sicuramente soluzioni suggerite da persone che professionalmete si occupano di questi problemi, io credo che invece un approccio più corretto e produttivo sia vedere la situazione corrente non una entità statica ma quanto di piu dinamico si possa immaginare: un mondo in cui segnali si propagano, si incontrano, si scontrano, rimbalzano, generano echi, si amplificano o si   smorzano fino ad esaurisrsi il tutto generando pattern di comportamenti e tendenze.
Quindi se dovessi generare il cambiamento di un ambiente cosi asolutamente non adotterei un approccio statico ma cerherei di capire e interpretrare i cambiamenti in corso le loro interazioni la loro nascita o morte. E se quindi volessi generare il cambiamento cercherei di utilizzare i pattern dinamici esistenti cercando di introdurre uno scarto minimo che poi possa propagarsi ed amplificarsi non creando nuove reti di interazione, che mi sembra una cosa molto pesante e dispersiva, ma incoraggiando e rafforzando gli aspetti delle dinamiche esistenti.
Cosi in realta si cambierebbe un mondo introducendo un minino di energia e si realizzerebbe con grande velocita.
Grazie per aver ascoltato discorsi probabilmente superati

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